Paesaggio e intercultura

Progetto “Paesaggio e intercultura”(novembre 2014 –maggio 2015)

Università degli Studi di PadovaDipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità-sezione Geografia; (Alessia De Nardi)

Museo di Storia naturale e archeologia- Montebelluna (Tv) (Angela Trevisin)

 Alcuni riferimenti teorici

Ogni paesaggio è il prodotto delle interrelazioni tra una popolazione e il proprio luogo di vita: esso parla della e alla società che ogni giorno lo costruisce e lo trasforma e rappresenta perciò un’espressione della cultura locale. Negli anni ’70 Turri scriveva infatti “col suo carico di segni umani ogni paesaggio sottintende un insieme di relazioni che legano l’uomo alla natura, all’ambiente, alla società in cui vive. Tali legami si possono valutare soltanto considerando l’uomo come protagonista d’una cultura, intesa questa come espressione complessiva delle forme di organizzazione umana nella natura. Nella sua affermazione ogni cultura si avvale di specifici strumenti (politici, religiosi, sociali, economici ecc.) nei quali (…) sono da comprendere anche il suolo, l’aria, le case, le strade, le città, cioè l’insieme degli elementi che danno vita e forma al paesaggio” (1974, p. 138). Proprio per il suo valore culturale il paesaggio diventa per individui e gruppi un riferimento identitario, in cui essi possono ritrovare parte della “loro storia”; inoltre, il paesaggio può nutrire il senso di appartenenza degli abitanti al proprio luogo di vita e contribuire a rinsaldare i legami tra i membri della comunità che in esso vivono.

Anche la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze, 2000) – che rappresenta un riferimento fondamentale per tutti coloro che a vario titolo si occupano di paesaggio – sostiene che ogni paesaggio, sia “eccezionale” che “ordinario”, possiede un intrinseco valore culturale e costituisce un “fondamento” dell’identità degli abitanti.

Il legame tra paesaggio e identità degli abitanti non può però essere dato per scontato, soprattutto in quelle zone “della vita quotidiana” dove non sono presenti landmarks di riconosciuto valore che possano fare da riferimento. Inoltre, nell’attuale epoca di globalizzazione, le crescenti migrazioni internazionali – che rappresentano ormai un fenomeno strutturale delle nostre società – stanno trasformando ogni territorio in una realtà multiculturale: ciò spinge a riconsiderare la relazione tra popolazione, luoghi e culture, studiandola alla luce del fatto che oggi difficilmente la popolazione di un certo luogo può essere considerata un insieme omogeneo dal punto di vista culturale.

Il paesaggio viene qui inteso come uno “strumento”, di ricerca e di azione: esso infatti possiede sia una dimensione “materiale” – che fa riferimento agli elementi  “fisici”  che  lo  compongono – sia una dimensione “immateriale”, in quanto “immagine mentale” frutto dell’incontro tra tali elementi e soggetto che li percepisce e li interpreta secondo le proprie idee, i propri valori e la propria sensibilità. Per questo il paesaggio può essere efficacemente utilizzato per esplorare la relazione tra gli immigrati e il loro contesto di vita, mettendo in evidenza sia i luoghi e gli elementi che vengono ritenuti importanti sia i valori ad essi attribuiti.

Obiettivi e domande di ricerca

 Il progetto mira ad indagare il rapporto esistente tra immigrati e luoghi di vita, analizzando la loro percezione del paesaggio. Specificamente ci si pone i seguenti obiettivi di ricerca:

 

-       Esplorare la relazione tra gli immigrati e il loro attuale luogo di vita: quali sono gli elementi del paesaggio che essi ritengono importanti? Quali valori e significati gli attribuiscono?

 -       Esplorare le dinamiche di costruzione dell’appartenenza al luogo da parte degli immigrati, in riferimento sia all’attuale luogo di vita che al paese d’origine e ai luoghi eventualmente  conosciuti e/o abitati in precedenza: gli immigrati mantengono una relazione con questi luoghi? Di che tipo? I paesaggi precedentemente conosciuti influenzano la percezione del paesaggio attuale? In quale modo?

-       Utilizzare il paesaggio come “mediatore interculturale”, allo scopo di approfondire la riflessione sui diversi aspetti del processo di integrazione degli immigrati e di identificare strategie operative per facilitarlo: è possibile, attraverso il paesaggio, favorire il dialogo tra popolazione autoctona ed immigrata e costruire un comune senso di “appartenenza territoriale” che leghi “vecchi” e “nuovi” abitanti?

 Museo:

-       Quali azioni può un museo mettere in campo per educare al paesaggio in chiave interculturale?

-       Quali narrazioni del paesaggio il museo assume per fare educazione al paesaggio?

-       Confrontare le percezioni, opinioni e punti di vista degli immigrati con quelli della popolazione autoctona, mettendo in luce somiglianze e differenze.

Metodologia, analisi dei materiali e direzioni di ricerca

Il progetto seguirà un approccio di tipo qualitativo: si ipotizza di utilizzare come tecnica principale quella dell’autophotography – ovvero di far realizzare delle foto ai soggetti stessi che saranno coinvolti nella ricerca – e poi di svolgere interviste singole e attività di focus group.

Le fasi del lavoro sul campo si articolano come segue:

  • Attivazione del progetto nei gruppi di appartenenza utilizzando la tecnica del collage.

 -       Assegnazione del “compito” da svolgere: “attraverso 10 scatti fotografici, racconta il luogo in cui vivi”. Stampa delle foto e creazione dell’album: le foto vanno incollate e per ognuna va scritto un breve commento.

 -       Intervista singola, in cui l’album viene utilizzato come “attivatore” dell’intervista stessa e si chiede quindi alla persona di spiegare cosa ha fotografato e per quali motivi. L’intervista sarà di tipo semi-strutturato, quindi con ampia libertà lasciata al soggetto: tuttavia, è importante stendere una traccia con almeno 3/5 domande da porre a tutti gli intervistati, sia per “contenere” l’intervista entro gli ambiti di interesse, sia per poter comparare le diverse interviste; sarà necessario anche raccogliere alcuni dati per tutti gli intervistati, quali per esempio: età, paese di origine, tempo di permanenza a Montebelluna, tempo di permanenza in altre città/paesi.

-       L’attività di focus group, anch’essa svolta a partire dagli album dei partecipanti, servirà infine per far “incrociare gli sguardi” su luoghi ed esperienze. L’attività sarà video registrata.

 



  Relazione finale ricerca De Nardi